Apparecchiature Pericolose
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Introduzione
- Ogni apparecchiatura deve essere
fornita delle istruzioni d'uso in italiano, facilmente
accessibili.
- Schermare adeguatamente le apparecchiature in vetro che operano sotto vuoto o sotto pressione o con parti in movimento e comunque utilizzare gli occhiali protettivi, assicurandosi che la vetreria sia perfettamente integra al momento dell'utilizzo.
- Usare, quando possibile,
riscaldatori elettrici piuttosto che fiamme libere.
Qualora vengano usate fiamme libere, queste devono essere
dotate di dispositivi di sicurezza.
- Utilizzare strumentazioni elettriche
a norma.
- Utilizzare centrifughe che abbiano
un dispositivo di sicurezza atto ad impedire l'apertura
del coperchio durante il funzionamento e utilizzare solo
rotori omologati dalla ditta costruttrice.
- Non usare prolunghe permanenti.
- Per potenze superiori a 1 kW è
necessario utilizzare prese a norma CEE.
- Utilizzare idonei dispositivi
di protezione individuali
per l'esposizione alle basse temperature così come per
l'utilizzo dell'azoto liquido.
- Detenere in laboratorio bombole solo se opportunamente ancorate al muro e solo per il tempo strettamente necessario.
- Le autoclavi devono essere soggette,
in base alla normativa vigente, a collaudo al momento
dell'installazione, ogni qualvolta vengano spostate da un
laboratorio all'altro e dopo ogni intervento di
manutenzione. Inoltre devono essere sottoposte
annualmente a manutenzione ordinaria. E` opportuno che le
autoclavi siano utilizzate solo da personale esperto e in
possesso di adeguata formazione.
- Proteggersi dalle radiazioni UV con DPI adeguati. Le lampade con emissione di radiazioni a lunghezza d'onda inferiori a 320 nm devono essere schermate e il Responsabile deve informare della pericolosità della lampada tutti coloro che accedono al laboratorio. Utilizzare occhiali protettivi in situazioni di esposizione alla lampada.
- Proteggersi dagli apparecchi a ultrasuoni con DPI adeguati (cuffie). Tutti coloro che utilizzano tali apparecchi devono collocare tali strumenti in locali isolati e utilizzarli in assenza di persone e con la porta chiusa o chiuderli in box con isolamento in lana di vetro.
- L'accesso alla stanza dedicata alla
strumentazione NMR è consentito solo agli utilizzatori
dello strumento, i quali hanno l'obbligo di:
- accedere solo per eseguire
esperimenti
- controllare periodicamente
il buon funzionamento dello strumento e, in caso
di guasti e/o anomalie, consultare il
Responsabile.
Apparecchiature
Apparecchi laser: Clicca qui per aprire una pagina che tratta l'argomento.
Centrifughe: Clicca qui per
aprire una pagina che tratta l'argomento.
Autoclavi: sono apparecchiature che, dotate di una camera a
perfetta tenuta e resistente alla pressione, sfruttano la capacità
di sterilizzazione del vapore acqueo saturo (umidità relativa
100%) a temperatura di 120-130°C. I materiali da sterilizzare
devono essere termo-resistenti. Le camere delle autoclavi possono
avere capacità diversa, in funzione della quale le autoclavi,
costruite e collaudate a norma di legge, devono essere sottoposte
a collaudo all'istallazione (I verifica) dall'ISPESL e a successive verifiche periodiche da parte delle Aziende USSL locali.
Il 1° Dicembre 2004 è entrato in vigore il nuovo Decreto Ministeriale n. 329/04 (Regolamento recante norme per la messa in servizio ed utilizzazione delle attrezzature a pressione) In base a questa normativa sono variate le disposizioni in merito alla riqualificazione periodica (ai sensi dell’art.11 del D.M. 329/2004)
Sono esclusi dall'obbligo della riqualificazione periodica:
a) i recipienti contenenti fluidi del gruppo 2, escluso il vapore d'acqua, che non sono soggetti a fenomeni di corrosione interna o esterna, purchè la pressione PS sia minore o uguale a 12 bar e il prodotto della pressione PS per il volume V non superi 12.000 bar/litro (ad esempio le autoclavi aria/acqua da 6 bar e capacità massima 2000 litri o i polmoni d’aria compressa aventi pressione massima di bollo 12 bar e capacità massima di 1000 litri);
b) i recipienti di volume non superiore a 1000 litri e con pressione PS minore o uguale a 30 bar, facenti parte di impianti frigoriferi in cui non siano inseriti recipienti di volume e pressione maggiori di quelle indicate alla lettera a);
c) i recipienti di vapore d'acqua autoproduttori per i quali il prodotto della pressione PS in bar per il volume in litri non superi 300 e la pressione PS non superi 10 bar;
d) i recipienti di vapore d'acqua non autoproduttori per i quali il prodotto della pressione PS in bar per il volume in litri non superi 400 e la pressione PS non superi 10 bar;
... omissis...
In laboratorio le autoclavi sono usate per la sterilizzazione di:
- - materiale infetto destinato al
riutilizzo (pinze, vetreria, ecc.);
- - materiale e liquidi per
preparazioni sterili (biologia molecolare, colture
cellulari, ecc.);
- - rifiuti infetti.
Di norma si deve evitare di destinare la
stessa autoclave alla sterilizzazione dei rifiuti e al materiale
destinato all'utilizzo; comunque i tipi diversi di materiale non
andranno mai caricati insieme. L'uso di autoclavi diverse da
quelle usate per i rifiuti è tassativo nel caso di strumenti
chirurgici o materiale destinati a venire in contatto con il
personale o i pazienti.
Per una perfetta sterilizzazione e per
limitare i rischi collegati all'uso di contenitori in pressione,
è necessario, per garantire la protezione del personale dal
rischio di infezioni, assicurarsi, attraverso metodi chimici,
fisici e biologici (indicatori di sterilità), dell'efficacia del
trattamento di sterilizzazione.
Nota Bene: usare sempre guanti di protezione contro il calore durante lo scarico delle autoclavi.
Clicca qui per consultare le Linee guida ISPESL
sull'attività di sterilizzazione quale protezione collettiva da agenti biologici per gli operatori nelle strutture sanitarie
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Apparecchiature in vetro e vetreria: l'utilizzo di oggetti in vetro e di
apparecchiature con parti in vetro per gli operatori può
comportare tagli accidentali. Questo in un laboratorio biomedico,
dove si manipolano materiali ed agenti biologici, può portare a
serie conseguenze per le quali è necessario adottare le seguenti
misure:
- - utilizzare se possibile materiale
in plastica monouso;
- - evitare di utilizzare vetreria
rotta o sbeccata;
- - manipolare con maggiore cautela la
vetreria utilizzata più volte (vecchia); il vetro
sottoposto ad agenti fisici quali: calore, UV, microonde,
urti, ecc. perde di resistenza;
- - tutta la vetreria trovata fuori dalle aree di conservazione della vetreria pulita o non correttamente confezionata, va considerata usata e deve essere ricondizionata prima del riutilizzo;
- - se la vetreria da riutilizzare è
stata utilizzata con materiale infetto o potenzialmente
infetto occorre prima sterilizzarla, lavarla, e se
occorre, risterilizzarla;
- - in caso di rottura
di provette, beute ecc.
di vetro contenenti campioni biologici infetti o
potenzialmente infetti:
- coprire con materiale
monouso (carta, panno, ecc.)
- versare del disinfettante e
lasciar agire (es. varechina diluita1:5 o alcool
almeno 70%)
- rimuovere il materiale
utilizzando pinze, scopino e paletta; non usare
le mani anche se protette da guanti
- i frammenti di vetro
andranno smaltiti nel contenitore rigido per
taglienti, l'altro materiale sarà considerato
rifiuto sanitario e trattato come tale
- il materiale utilizzato per
la pulizia se riutilizzabile andrà disinfettatto
e/o sterilizzato.
Durante queste operazioni indossare
sempre i guanti.
Omogenizzatori, "Stomaker",
Sonicatori: l'utilizzo
di questi apparecchi può dar luogo a formazioni di schizzi ed
aerosol causati da una pressione prodotta all'interno dei
contenitori. Per contenere questi rischi, particolarmente in
presenza di materiale potenzialmente infettante per via aerea,
occorre:
- utilizzare apparecchi progettati per
l'uso in laboratorio;
- se possibile usarli in cappa di
sicurezza biologica, sempre quando si tratta di materiale
contaminato o potenzialmente contaminato con agenti biologici (D.Lgs. 81/2008, Titolo X)
- riempire ed aprire il contenitore in
cappa di sicurezza biologica; attendere circa 10' prima
di aprire il contenitore per permettere agli aerosol di
depositarsi;
- verificare prima dell'uso le
condizioni dei contenitori (bicchieri, sacchetti) e delle
chiusure (tappi e coperchi), evitare l'uso di contenitori
di vetro, e comunque accertarsi che non siano incrinati;
- evitare di riempire i contenitori
oltre misura;
- indossare i guanti e utilizzare una protezione per il viso, camice monouso.
Nel caso di sonicatori l'utilizzatore
dovrà indossare, in aggiunta, dispositivi individuali per
protezione dell'udito (tappi, cuffie).
Frigoriferi, Congelatori, Contenitori per campioni in azoto
liquido: i frigoriferi, i
congelatori, i contenitori per campioni in azoto liquido sono
utilizzati in laboratorio per conservare campioni biologici,
reagenti. Occorre osservare corrette procedure di installazione (lontano
da fonti di calore, staccati dalle pareti) ed utilizzo (non
aprirli di frequente e inutilmente, non conservare prodotti infiammabili in frigoriferi non idonei a contenerli). I contenitori devono essere adatti a sopportare le basse temperature richieste per la conservazione del materiale ed è necessario seguire alcune precauzioni:
- Evitare di riempire eccessivamente i
contenitori destinati al congelamento.
- Tutti i contenitori conservati nei frigoriferi ecc. devono essere chiaramente etichettati.
- In aggiunta ai guanti per la
protezione biologica, indossare i guanti di protezione da basse temperature per estrarre e
manipolare i campioni conservati a -80°C e in azoto
liquido per evitare ustioni da freddo.
- E' buona norma pulirli e scongelarli periodicamente, verificarne il buono stato del contenuto ed eliminare i contenitori rotti.
- Durante la pulizia si devono
indossare guanti di gomma pesante ed utilizzare pinze per
asportare frammenti di vetro o plastica.
- Dopo la pulizia procedere alla
disinfezione delle superfici del frigorifero/congelatore.
Agitatori meccanici, rotanti, vibranti (vortex): Quando si utilizzano gli agitatori per agitare/mescolare
un campione, prima di avviare l'apparecchio occorre verificare
che:
- la velocità di rotazione, od in generale di movimento, sia adatta a non provocare schizzi o rotture dei contenitori;
- il contenitore del campione sia
integro e sia possibile chiuderlo in modo ermetico e
stabile per evitare schizzi;
- in caso sia necessario trattenere
con le mani il contenitore o il coperchio assicurarsi di
poter garantire una buona presa (contenitore e guanti ben
asciutti e non unti);
- aprire i contenitori sotto cappa
attendendo qualche minuto prima di sollevare il coperchio
per permettere agli aerosol di depositarsi.
Indossare DPI durante le operazioni: guanti, protezione per il
viso, camice monouso.
Strumenti
automatici di analisi: gli
strumenti automatici di analisi presentano diversi fattori di
rischio; possono avere delle parti meccaniche in movimento che
devono essere protette in modo da non provocare danni agli
operatori o ai materiali posti nelle vicinanze.
- Le aree eventualmente interessate
dal movimento automatico devono essere chiaramente
segnalate.
- Le parti in tensione delle apparecchiature dovrebbero essere protette da schermi che non vanno mai rimossi. Qualsiasi intervento di manutenzione va fatto solo dopo aver disconnesso l'alimentazione elettrica.
- Particolare attenzione si deve porre nel caso in cui gli apparecchi siano dotati di pipette automatiche per il prelievo e la dispensazione dei campioni o di sistemi centrifughi per la miscelazione dei campioni con i reattivi; in entrambi i casi si può generare una dispersione fine di materiale nell'atmosfera circostante che può depositarsi sulle superfici dell'apparecchio.
- Può essere utile posizionare uno
schermo di protezione.
- Occorre controllare e decontaminare le superfici dell'apparecchio, i portacampioni e l'area di lavoro circostante: indossare per questa operazione i guanti e cambiare con frequenza i mezzi utilizzati per la pulizia (garze e altro).
- Nel caso in cui i puntali delle
pipette non siano monouso, agire per la pulizia e/o
sostituzione con estrema cautela per evitare ferite
accidentali.
- Alla fine delle sessioni di lavoro
eseguire i cicli di pulizia indicati dal costruttore.
- I liquidi di scarico, raccolti in
appositi contenitori direttamente collegati
all'apparecchio, ed i rifiuti solidi, sono da
considerarsi materiali potenzialmente infetti e devono
essere eliminati secondo le procedure stabilite.
- Gli apparecchi che durante il loro funzionamento possono dar luogo a fumi o aerosol potenzialmente pericolosi (gascromatografi, analizzatori a fiamma, spettrofotometri ad assorbimento atomico) devono avere un sistema di aspirazione dedicato.
- Gli apparecchi e gli accessori
smontati devono essere decontaminati prima di procedere a
qualsiasi intervento di manutenzione e/o riparazione,
specialmente se tali interventi saranno eseguiti da
personale esterno del laboratorio. Se le caratteristiche
costruttive lo permettono le parti smontate potranno
essere sterilizzate.
- Nel caso non sia stato possibile
eseguire le operazioni di decontaminazione segnalare in
modo visibile il pericolo biologico.
Bagni
termostatati, bagnomaria:
sono apparecchi costituiti da vasche che possono contenere anche
notevoli quantità di acqua che viene riscaldata da resistenze
elettriche immerse, utilizzate per scopi diversi (inattivazione
di sieri, incubazione di reazioni biochimiche, colture
batteriche, ecc.).
- Per rendere omogenea la temperatura nella vasca è installato un sistema di ricircolo o agitazione dell'acqua, oppure può essere necessario un movimento controllato del materiale in incubazione; in ogni caso occorre verificare che non vengano prodotti schizzi o fuoriuscite accidentali.
- Sono da preferirsi bagni
termostatati con coperchio inclinato che impedisce la
caduta delle gocce di vapore condensato sui campioni in
esame.
- Dopo l'apertura del bagno
termostatato non appoggiare mai il coperchio in vicinanza
di cavi, prese, apparecchi elettrici sotto tensione.
- Installare il bagno termostatato
lontano da qualsiasi derivazione elettrica sotto tensione
(prese, cavi, apparecchi).
- Riempire il bagno termostatato con acqua distillata, possibilmente con l'aggiunta di un antimuffa o antimicrobico.
- Sostituire l'acqua almeno 1 volta alla settimana e ogni volta che appare sporca o si contamina (es. rovesciamento di campioni di siero); lo scarto va trattato come rifiuto speciale. Periodicamente è necessario procedere a una pulizia approfondita del bagno, indossando i guanti.
- Evitare di immergere nell'acqua le
mani nude.
- Verificare sempre, prima di procedere ad un'incubazione, la termoresistenza dei contenitori che si intendono impiegare; ciò permette di evitare la dispersione di materiale biologico potenzialmente infetto. Verificare anche le caratteristiche chimico fisiche della sostanza impiegata (punto di ebollizione, d'infiammabilità ecc.).
Becchi Bunsen: il becco Bunsen è un becco a gas che mediante
la fiamma serve a riscaldare rapidamente recipienti e materiali
sino a temperature di 700 - 800°C.
- Sono da usare i Bunsen dotati di termocoppia, che fermano l'erogazione del gas in assenza della fiamma. Il becco Bunsen deve essere tenuto pulito e la pulizia effettuata a secco.
- I tubi per il gas saranno a norma UNI-CIG, di diametro adeguato, fissati saldamente con fascette; tutti i tubi a norma riportano la data di scadenza entro la quale devono essere sostituiti.
- Usando i becchi Bunsen per
risterilizzare anse o altri oggetti da microbiologia si
possono formare aerosol potenzialmente infettanti; il
fenomeno deve essere maggiormente considerato quando si
sospetta la possibile presenza di agenti patogeni
trasmissibili per via aerea. Tali operazioni andrebbero
effettuate sotto cappa.
Microscopi: quando si utilizzano i microscopi per osservare
microrganismi vivi (esame a fresco, ecc.) occorre osservare
alcune regole di sicurezza:
- posizionare e rimuovere il vetrino
utilizzando i guanti;
- pulire e disinfettare con una
soluzione adatta (non corrosiva) le parti del microscopio
eventualmente contaminate e l'area di lavoro;
- eliminare i vetrini nei contenitori
per taglienti.
Indicazioni
per l'uso in sicurezza di azoto liquido
Negli ambienti ospedalieri e
nei laboratori universitari l'azoto è stoccato e utilizzato allo
stato liquido e viene adoperato essenzialmente per usi criogenici.
In tale condizione i rischi dovuti all'utilizzo dell'azoto
liquido sono:
Rischi derivanti dall'utilizzo
dell'azoto liquido
- Possibilità di formazione di
atmosfere sotto ossigenate:
- dai recipienti chiusi in
pressione possono scaricarsi quantità di fluido
dalle valvole di sicurezza per il verificarsi di
improvvise sovrapressioni;
- dai recipienti a cielo
aperto (non in pressione) si ha continua
evaporazione del liquido;
- quando vengono introdotti
nel liquido materiali a temperatura ambiente si
ha l'ebollizione del liquido con emissione di
notevoli quantità di vapori;
- durante le operazioni di
travaso di azoto liquido si ha la formazione di
grandi quantità di vapori;
- spandimenti accidentali di
azoto liquido sul pavimento o su altre superfici
danno origine alla formazione di vapori oltre che
al congelamento delle superfici interessate.
- Contatto con il liquido o
vapori freddi dovuti a :
- spruzzi sul viso o altre
parti del corpo di liquido durante le operazioni
di travaso o riempimento di un contenitore caldo
(a temperatura ambiente);
- contatto accidentale delle
mani o altre parti del corpo con tubazioni fredde
non isolate (la pelle può incollarsi alla
tubazione e lacerarsi nel tentativo di staccarsi
dalla tubazione);
- penetrazione del liquido
all'interno delle calzature.
Misure preventive da attuare
- Di tipo ambientale:
- il deposito e/o
l'utilizzazione dell'azoto liquido devono
avvenire in locali NON confinati (possibilmente
all'aperto); in ogni caso non sono idonee le
camere fredde o le stanze frigo;
- i locali devono essere provvisti di aperture, prive di serramenti, atte ad assicurare il necessario ricambio d'aria (in ogni caso devono essere presenti almeno le aperture previste per l'uso del gas); il mantenere le finestre aperte non è ritenuto sufficiente, devono essere presenti aperture fisse protette da griglie;
- se la ventilazione naturale (aperture) non risulta sufficiente, i locali devono essere provvisti di idonei mezzi di ventilazione meccanica, ubicati a livello pavimento o delle parti più basse del locale, in grado di eliminare i vapori di azoto che si formano sia in caso di normale funzionamento delle apparecchiature sia in caso di funzionamento anomalo o di spandimento accidentale;
- i locali per deposito e/o
utilizzo dell'azoto liquido non devono essere
sotterranei;
- nei locali di deposito e/o utilizzazione dell'azoto liquido non devono essere presenti tombini, fosse, cunicoli e altro.
- non imprigionare l'azoto liquido in una tubazione delimitata da due valvole senza aver intercalato tra di esse una valvola di spurgo o una valvola di sicurezza.
- di tipo personale (Dispositivi
di Protezione Individuali):
- usare occhiali a tenuta con
visiera durante le operazioni per le quali si
prevedono spruzzi di liquido (travasi e altro);
- indossare guanti per gas criogeni molto larghi in modo da poterli sfilare facilmente;
- indossare pantaloni lunghi o
tuta contro gli spruzzi alle gambe o altre parti
del corpo;
- se le operazioni di manipolazione o utilizzo di azoto dovessero avvenire, anche temporaneamente, in ambienti con ventilazione naturale e/o meccanica potenzialmente insufficienti, l'attività deve essere svolta allertando almeno un altro operatore e necessariamente deve essere utilizzato un opportuno analizzatore (ossimetro) anche portatile, con segnalatore acustico-luminoso in grado di avvisare l'operatore se nel locale la concentrazione di ossigeno e inferiore al 18%; in caso di segnalazione di pericolo di sottossigenazione è necessario allontanarsi immediatamente dal locale ed avvisare i preposti;
- è necessario astenersi da qualsiasi attività in locali in cui vi sia una sottossigenazione, a meno che non si disponga di un idoneo respiratore autonomo per il quale si sia stati addestrati all'uso, che deve essere indossato fino a quando nel locale la concentrazione di ossigeno non superi il 18%.
THIS PAGE REFERENCES:
© 2000 SPP- Università di Padova - Autori: Maria Letizia Gabriele e Raffaele Polato
Ultima versione: luglio 2010
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