CONSENSUS INTERNAZIONALE SU
ALLUMINIO E SALUTE
Redatto in occasione del convegno internazionale:
Metals and the Brain: From Neurochemistry to Neurodegeneration.
Università di Padova, Settembre 2000.
L'alluminio è un elemento presente in quantità considerevoli nella biosfera dove tutti gli esseri viventi sono esposti a potenziali effetti tossici. La neurotossicità di questo metallo è nota da più di un secolo. Recentemente l'alluminio è stato implicato come fattore eziologico di alcune manifestazioni patologiche (tra cui encefalopatia, osteopatia e anemia) associate al trattamento dialitico. Inoltre è stato ipotizzato che l'alluminio possa essere un cofattore nell'eziopatogenesi di alcune malattie neurodegenerative, tra cui la malattia di Alzheimer, sebbene una prova diretta in questo senso sia ancora controversa. Tuttavia, la neurotossicità da alluminio è accertata negli animali da esperimento e nei pazienti con insufficienza renale (conseguente all'età o alla presenza di malattie renali) - e ci sono i presupposti per un legame tra esposizione all'alluminio e patologie neurodegenerative. Inoltre sono state evidenziate associazioni tra elevati livelli di alluminio in alcune preparazioni alimentari per neonati e nelle soluzioni per la nutrizione parenterale domiciliare con possibili complicanze neurologiche e ossee, caratterizzate da una riduzione della velocità di sintesi ossea.
Per tutte queste ragioni e sulla base della nostra pluriennale esperienza scientifica in questo campo, proponiamo le seguenti raccomandazioni come linee guida per evitare, per quanto possibile, i rischi dovuti all'accumulo e alla potenziale intossicazione da alluminio. Queste raccomandazioni non sono rigide e verranno aggiornate quando saranno disponibili nuovi dati scientifici.
RACCOMANDAZIONI DI ORDINE GENERALE
1. Sarebbe estremamente utile definire il più accuratamente
possibile quali gruppi di pazienti sono a rischio di un sovraccarico iatrogeno
di alluminio e in quali condizioni l'alluminio rappresenta un rischio per
la salute. Maggiori sono le nostre conoscenze nell'ambito clinico, iatrogenico
e migliore sarà la base sulla quale giudicare se I diversi tipi di
esposizione all'alluminio siano pericolosi per la popolazione generale o
per sottogruppi con particolare predisposizione
2.Una lista provvisoria di gruppi di pazienti a rischio di sovraccarico iatrogeno
di alluminio dovrebbe come minimo comprendere i pazienti con insufficienza
renale, i neonati e bambini, gli anziani e i pazienti in nutrizione parenterale
totale domiciliare. Quando si verifica un'esposizione all'alluminio in queste
popolazioni la concentrazione di alluminio nel siero dovrebbe essere inferiore
a 30 µg/L e possibilmente ancora più bassa. Sono comunque necessari
ulteriori studi di approfondimento in questo versante.
3. La concentrazione urinaria di alluminio è un altro indicatore
dell'assorbimento di alluminio; il rapporto Al escreto / Al ritenuto dipende
dall'integrità della funzione renale.
4. L'alluminio può entrare nell'organismo per via orale, per infusione
endovenosa e per esposizione ambientale. È necessario adottare
controlli specifici per ridurre il rischio di esposizione attraverso ognuna
di queste modalità.
Esposizione per via orale:
5. La concentrazione di alluminio nell'acqua potabile dovrebbe essere inferiore
a 50 µg L-1. Il silicio é un elemento importante che potrebbe
in qualche modo contrastare la tossicità da alluminio e di conseguenza
le concentrazioni di silicio nell'acqua potabile andrebbero monitorate in
parallelo.
6. Il contenuto in alluminio dovrebbe essere specificato su tutte le preparazioni
alimentari e nei prodotti farmaceutici per prevenire effetti indesiderati
soprattutto in soggetti particolari come esposto sopra.
7. I composti contenenti acido citrico sembrano aumentare la
biodisponibilità dell'alluminio ingerito. Di conseguenza andrebbe
posta particolare attenzione nell'evitare l' associare di questi composti
a farmaci contenenti alluminio. Quando la funzione renale è nella
norma, con l'acido citrico l'aumento dell'assorbimento intestinale dell'alluminio
può essere compensato da un aumento parallelo dell'escrezione urinaria.
D'altra parte recenti studi di simulazione fanno ipotizzare che anche altri
acidi contenuti nella dieta (ad es. gli acidi succinico e tartarico) aumentino
la biodisponibilità dell'alluminio, ma non determinino alcun aumento
compensatorio dell'escrezione urinaria. Anche l'ascorbato ed il lattato aumentano
significativamente l'assorbimento dalluminio, come dimostrato recentemente
in studi su animali da laboratorio.
8. Si raccomanda di non cucinare o conservare cibi acidi (ad esempio cavolo
acido, pomodoro, ecc.) in contenitori di alluminio. A questo proposito è
stato dimostrato che la cottura in alluminio del cavolo acido determina elevate
concentrazioni di alluminio sierico fino a 20 mg/L.
9. Nella letteratura scientifica è stato segnalato che esiste una
suscettibilità individuale all'alluminio. Pertanto è importante
adottare particolari precauzioni per prevenire la contaminazione degli alimenti
e delle bevande con l' alluminio sia direttamente che durante la loro
preparazione, con particolare riguardo per i bambini, gli anziani e i soggetti
con funzione renale inadeguata.
10. La deplezione di magnesio favorisce l'accumulo di alluminio. Tale fatto
va seriamente considerato soprattutto durante la gravidanza e nel neonato
per evitare potenziali conseguenze negative sullo sviluppo e sulla crescita.
La deplezione di magnesio è di frequente riscontro anche nel soggetto
anziano.
11. La carenza di ferro è considerata un fattore di rischio elevato
per l'accumulo di alluminio, dal momento che il ferro e l'alluminio condividono
gli stessi sistemi di trasporto (es. Transferrina).
Esposizione per via parenterale:
12.Tutte le preparazioni da infondere per via endovenosa (e.v.) dovrebbero
essere controllate monitorando il contenuto d alluminio, che andrebbe
essere etichettato. C'è accordo sul fatto che il contenuto di alluminio
nei fluidi da somministrare per via e.v. ai bambini e agli adulti con
insufficienza renale o sottoposti a dialisi debba essere il più basso
possibile ed in ogni caso inferiore a 10 µg/L.
13. L'uso di fluidi per la nutrizione parenterale con elevato contenuto di
alluminio dovrebbe essere evitato o ridotto in modo significativo.
14. Uno studio Canadese del 1993 segnala: "non ci sono prove che sostengano
l'ipotesi di un effetto carcinogenico dell'alluminio o un aumento della
mortalità legato all'esposizione all'alluminio nell'ambiente di lavoro".
Complessivamente, gli studi analizzati danno credito all'ipotesi che
l'esposizione all'alluminio porti a deficit neuropsicologici, ma non sono
state escluse esposizioni ad altri elementi che possono confondere il quadro
clinico." Di conseguenza è fondamentale condurre studi più
dettagliati di assorbimento, metabolismo e neurotossicità dell'alluminio
nell'ambiente di lavoro.Sarebbe utile controllare il contenuto totale di
alluminio nel siero e nelle urine dei lavoratori esposti. Inoltre dovrebbero
essere condotti studi autoptici accurati di neuropatologia nei lavoratori
particolarmente esposti all'alluminio, paragonandoli a studi simili condotti
nei pazienti dializzati cronici e nella popolazione generale.
RACCOMANDAZIONI SPECIFICHE PER I GRUPPI A RISCHIO:
15. I neonati pre-termine sono particolarmente vulnerabili agli effetti tossici
dell'alluminio per la loro funzione renale immatura. Deve quindi essere posta
particolare attenzione al latte artificiale (a base di soia) che può
contenere grandi quantità di alluminio.
16. È necessario intraprendere studi prospettici accurati sui possibili
effetti (cognitivi, comportamentali, motori, di calcificazioni ritardate,
ecc.) dell'esposizione a notevoli quantità di alluminio nei bambini
sani e nei bambini con insufficienza renale di vario grado, come pure in
altri gruppi di pazienti pediatrici.
17. È essenziale eseguire un controllo periodico dei livelli di alluminio
nel plasma come pure nelle soluzioni per dialisi nei soggetti uremici trattati
con farmaci leganti del fosforo contenenti alluminio.
18. A questo proposito una risoluzione della Comunità Europea (C184,
23 luglio 1986) ha stabilito che: (i) le concentrazioni di alluminio nei
fluidi di dialisi dovrebbero essere < 10 µg/L nell'emofiltrazione,
15 µg/L nella dialisi peritoneale e < µg/L nella bicarbonato
dialisi; (ii) le concentrazioni di alluminio nel siero andrebbero all'anno);
(iii) un livello di alluminio nel siero intono a >60 µg/L andrebbe
considerato come un segno di sovraccarico di alluminio. In seguito al
miglioramento nelle conoscenze e nella tecnologia, tali proposte sono state
modificate da una Consensus Conference (Parigi, 27 giugno 1992) e nelle linee
guida della Società Italiana di Nefrologia, che consigliano livelli
inferiori di alluminio nelle soluzioni per dialisi (< 5 µg/L) e nel
siero (< 30 µg/L) ma anche controlli meno frequenti (almeno una volta
all'anno).
19. Non dovrebbe essere mai assunto citrato assieme a chelanti del fosforo
contenenti alluminio. Inoltre andrebbe consigliato ai pazienti con insufficienza
renale di non bere tè (che contiene elevate quantità di alluminio)
con succo di limone o con altre bevande contenenti acido citrico, malico,
ossalico e altri composti carbossilici.
20. I pazienti in nutrizione parenterale totale domiciliare andrebbero
controllati periodicamente con determinazioni delle concentrazioni di alluminio
nel sangue e nelle urine; andrebbe anche monitorato il contenuto di alluminio
delle soluzioni per infusione endovenosa .
RACCOMANDAZIONI TECNICHE:
21. La determinazione dell'alluminio deve essere eseguita con estrema cura:
sono essenziali protocolli analitici (v. es. Istituto Superiore di Sanità)
che garantiscano l'assenza di contaminazione e l'utilizzo di strumenti di
laboratorio adeguatamente puliti; anche l'ambiente di lavoro del laboratorio
deve essere controllato. Oltre che durante le procedure analitiche, può
esserci contaminazione dagli strumenti utilizzati durante il trattamento
dialitico.
22. Oltre al contenuto totale di alluminio nei campioni biologici, soprattutto
sierici, dovrebbe essere determninata e presa in considerazione la sua
distribuzione tra leganti a basso ed ad alto peso molecolare.
23. Per i leganti dell'alluminio sono necessari calcoli basati su costanti
di solubilità e di formazione affidabili, per indicare se esista un
rischio di un aumento della biodisponibilità dell'alluminio per (i)
un aumento della solubilità dell'alluminio e dell'assorbimento passivo
paracellulare e (ii) attraverso la formazione di specie neutre da un punto
di vista elettrochimico che possono penetrare nell'organismo con un assorbimento
passivo transcellulare.
COMPONENTI DEL COMITATO DI STESURA DELLE RACCOMADAZIONI
P. Zatta, direttore del già Centro CNR per lo Studio della
Biochimica e della Fisiologia delle Metalloproteine, ora sezione
dellInstituto di Tecnologie Biomediche del CNR, Dipartimento di Biologia,
dell'Università di Padova. Coordinatore del progetto: Interdisciplinary
Approach to The Study of Aluminum Toxicity. E.C.COST D8 "Metals in Medicine".
C. Canavese, Ospedale Le Molinette, Torino, Italia.
S. Costantini, Istituto Superiore di Sanità, Roma, Italia.
M. Gallieni, Divisione di Nefrologia, Ospedale "San Paolo",
Università di Milano, Italia
M. Andriani, + Primario di Nefrologia Ospedale di, Dolo, Venezia (A
nome della Società Italiana di Nefrologia).
G. Berthon, CNRS FR1744, Université Paul Sabatier, Toulouse,
France.
D. Boggio - Bertinet, on the behalf of the Italian Society of Parenteral
and Enteral Nutrition
J. Domingo, Facultad de Medicina y Ciencias de la Salud, Universitat
Rovira i Virgili, Reus, Espagne
T. Flaten, Dept. of Chemistry, Norwegian University of Science and
Technology, Trondheim, Norway.
M. Golub, Department of Internal medicine. University of California,
Davis, USA.
N. Goto, Laboratory of General Toxicology, Dept. Safety Research on Biologics,
National Institute of Infectious Diseases, Tokyo, Japan.
M. Kawahara, Metropolitan Institute for Neuroscience, Tokyo, Japan.
T. Kiss, Department of Inorganic and Analytical Chemistry, University
of Szeged, Hungary.
W. Lukiw, LSU Neuroscience Center, New Orleans, LA, USA.
W. Markesbery, University of Kentucky Alzheimer's Disease Research
Center, Lexington, KY, USA.
R. Milacic, Josef Stefan Institute, Ljubljana, Slovenia.
C. Ronco, Director of the Renal Research Laboratory, Beth Israel Med.
Ctr, New York, NY, USA.
H.H. Sandstead, University of Texas, Med. Branch, Galveston, TX, USA.
A.Taylor, Center for Clinical Sciences and Measurement, School of
Biological Sciences, University of Surrey, Guilford, U.K.
IL MONITORAGGIO DELLALLUMINIO NELLE SOLUZIONI
PER DIALISI E NEL SIERO DEI PAZIENTI IN DIALISI IN ITALIA:
RISULTATI DI UN "FALLIMENTARE" AUDIT
NAZIONALE
Maurizio Nordio1, Caterina Canavese2, Sergio Costantini3, Paolo Zatta4 a nome de Gruppo di Studio "Elementi traccia, ambiente e uremia" della Società Italiana di Nefrologia.
1 U.O. di Nefrologia e Dialisi, Ospedale Civile, Venezia.
2 Dipartimento di Medicina Interna, sezione Nefrologia dell'Università
di Torino
3Laboratorio di Tossicologia Applicata. Reparto di Elementi in tracce. Istituto
Superiore di Sanità, Roma
4Centro sulle Metalloproteine CNR. Dipartimento di Biologia, Università
di Padova, Padova.
Introduzione
Le segnalazioni di casi di encefalopatia o di malattia ossea da alluminio
sono sempre più rare in ambito dialitico in Italia (1) e nel mondo
occidentale (2), anche se non si possono definire completamente scomparse
(3). Luso generalizzato di efficienti sistemi di depurazione
dellacqua di rete, lobbligo di preparare concentrati per dialisi
con contenuti minimi di alluminio e la disponibilità di chelanti del
fosforo privi di alluminio ha permesso di ottenere questo risultato. Nonostante
ciò, casi sporadici dovuti a cause spesso difficili da prevedere (4),
sono tuttora presenti, per cui il monitoraggio della concentrazione
dellalluminio nei fluidi per dialisi e nel siero dei pazienti in dialisi
rimane un presidio fondamentale di prevenzione primaria e secondaria della
patologia da alluminio.
La determinazione dellalluminio nelle soluzioni per dialisi e nel siero
dei dializzati è prescritta da una circolare del Ministro della
Sanità del 1991 (5), che applica in Italia una circolare della CEE
del 1986 (6). La pratica realizzazione di questa norma in tutto il territorio
nazionale si scontra con la difficoltà a reperire laboratori qualificati
per la determinazione dellalluminio.
Allo scopo di verificare la stato di attuazione del monitoraggio dei livelli
di alluminio nelle soluzioni per dialisi e nei sieri dei pazienti nei vari
Centri di dialisi italiani, è stato proposto un audit della sezione
delle LineeGuida ufficiali della SIN relativa al monitoraggio
dellAlluminio survey a livello nazionale, realizzato con la collaborazione
dellIstituto Superiore di Sanità di Roma .
Materiali e metodi
E stata predisposta una scheda contenente le seguenti informazioni
riferite allanno 2000: dati anagrafici del centro; numero di pazienti
in dialisi ospedaliera, ad assistenza limitata, extracorporea domiciliare,
dialisi peritoneale; frequenza dei controlli dellalluminio durante
lanno nel siero del paziente, nellacqua di rete, nellacqua
trattata e nelle soluzioni per dialisi; valore medio di alluminio nel siero
dei pazienti, nellacqua trattata e nelle soluzioni per dialisi; frequenza
di pazienti con almeno un valore di alluminio sierico superiore a 60
m g/l; frequenza di valori superiori a 10
m g/l nellacqua trattata e nelle soluzioni
per dialisi; frequenza di somministrazione di idrossido di alluminio come
chelante del fosforo, durata media dellassunzione, dosaggio medio
giornaliero; sede di esecuzione delle analisi, cause di eventuale non esecuzione
delle stesse.
Le schede sono state inviate per posta a tutti i Centri di dialisi censiti
nel database della Società Italiana di Nefrologia presente sul sito
web della società al 30/6/2001 (7).
Le risposte ottenute sono state elaborate usando misure di frequenza assoluta
e relativa.
Risultati
I questionari furono inviati a 718 Centri di dialisi, pubblici e privati, compresi nel database della Società Italiana di Nefrologia. Questi Centri comprendevano anche strutture ad assistenza limitata per le quali è verosimile che leventuale risposta sia stata inviata globalmente dal Centro di riferimento. Dei questionari inviati, 24 furono respinti al mittente per chiusura, trasferimento o indirizzo errato, si trattava in tutti i casi di Centri privati.
Al 15/9/2001 pervennero 81 risposte, pari ad un tasso di risposta dell11.7%. Presso questi Centri erano trattati 7125 pazienti in dialisi ospedaliera (4672), domiciliare (140), ad assistenza limitata (1346) e in dialisi peritoneale (967). Il tasso di risposta in base ai pazienti è risultato quindi più elevato e pari al 19.7% dei soggetti in dialisi, considerando la popolazione in dialisi dichiarata dal Registro italiano di dialisi e trapianto al 31/12/1999 (36158 soggetti) (8).
La determinazione dellalluminio non è mai stata eseguita nel corso dellanno 2000 in 8 dei Centri che hanno risposto (9.9%), negli altri 73 Centri, pari al 90.1% è stata eseguita almeno una volta, ma in 3 di essi (4.1%) è stato un fatto occasionale. Quasi ovunque (68 Centri, pari al 93.2%), la determinazione dellalluminio è stata eseguita presso strutture esterne. Nei Centri in cui non fu eseguita la determinazione, la motivazione più frequente (4 casi su 8, pari al 50%) è stata la convinzione che lesame non fosse necessario, negli altri casi, invece, veniva denunciata la mancanza di una struttura analitica locale (2 casi) o di un centro di riferimento regionale (2 casi).
La frequenza annuale di controlli è stata in media di 1.4 volte nel siero dei pazienti, di 1.9 volte nellacqua di rete, di 2.3 volte nellacqua trattata e di 1.2 volte nel fluidi di dialisi (tabella I).
Il contenuto medio di alluminio nel siero dei pazienti è stato di 20.4 m g/l con un range compreso tra < 2 e 47.5 m g/l, nellacqua di rete il valore medio è stato di 12.3 m g/l con un range tra < 2 e 84.7 m g/l, nellacqua trattata il valore medio era di 3.1 m g/l con range compreso tra < 2 e 12 m g/l, mentre nelle soluzioni di dialisi il valore medio era di 4.8 m g/l con range compreso tra < 2 e 10 m g/l. Tra i pazienti, 106 di essi, pari all1.5%, avevano un alluminio sierico superiore a 60 m g/l.
Il 33.3% dei pazienti trattati nei Centri che hanno risposto al questionario, pari a 2372 soggetti, sono stati trattati con chelanti del fosforo a base di alluminio in 58 centri su 81 (71.6%) per un tempo medio di 6 mesi (SD = 3.7) durante lanno con una dose media di 2.2 g/die (SD = 1.4).
In un Centro lalluminio nel bagno di dialisi era superiore a 10 m g/l.
Discussione
Il basso tasso di risposta allaudit survey denuncia, se non altro,
uno scarso interesse al problema dellintossicazione da alluminio in
dialisi. Questo atteggiamento è comprensibile dalla rarissima segnalazione
di casi che abbiano rilevanza clinica. I casi tipici di encefalopatia da
alluminio sono verosimilmente eccezionali, ma la possibilità di rilevare
forme meno eclatanti di malattia ossea da depositi di alluminio si è
ridotta, viste le difficoltà ad adottare un uso esteso della biopsia
ossea in campo nefrologico (9). In ogni caso, con un tasso di risposta di
poco superiore al 10% dovuto quasi esclusivamente a centri ospedalieri pubblici,
non è possibile ottenere un campione rappresentativo della realtà
dialitica italiana. Si riscontrano comunque dei risultati degni di ulteriori
commenti.
Laudit Il survey dimostra una certa difficoltà a riuscire a
dosare lalluminio nellacqua e nei fluidi biologici, in pratica
non esiste una rete di laboratori qualificati in grado di garantire la
determinazione dellalluminio uniformemente sul territorio nazionale,
infatti in alcuni casi il materiale biologico deve essere inviato fuori della
regione di appartenenza.
La presenza di alluminio nellacqua trattata è un indice di scarsa
efficienza del sistema di depurazione, speso non rilevabile in altro modo.
Attualmente viene posta la massima attenzione alla contaminazione batterica
o da endotossina nellacqua per dialisi, soprattutto grazie alla diffusione
dei trattamento on-line. Si dimentica spesso che la contaminazione chimica
e ambientale è sempre in agguato: recentemente sono state segnalate
contaminazioni da silice (10). Le diverse caratteristiche geologiche determinano
situazioni e livelli dattenzione differenti da luogo a luogo: lacqua
che passa attraverso rocce ricche in alluminio o silicio arriva
allacquedotto con concentrazioni elevate degli elementi, che possono
diventare 4-5 volte superiori dopo periodi di pioggia. Se il sistema di
depurazione non è particolarmente efficace o efficiente si ottiene
unacqua trattata con livelli ben superiori ai 10
m g/l di alluminio ammessi. Non si può
dimenticare che talora il materiale stesso con cui sono costruite le condutture
(4) può cedere alluminio, vi è sempre la possibilità
di contaminazione da scarichi industriali o per errori umani (11). La sicurezza
del paziente in dialisi non è soltanto un problema medico, ma anche
ecologico che deve tener conto dellimpatto
ambientale. Il problema di un possibile rischio
dintossicazione da accumulo di Alluminio dovuto in prima istanza già
a cause ambientali è di tale rilievo da aver giustificato la recente
stesura di Raccomandazioni Europee.
La frequenza dei controlli è in linea con le considerazioni esposte,
infatti i vari centri si concentrano soprattutto sullacqua trattata,
in minor misura sullacqua di rete e più raramente sui fluidi
per dialisi che dovrebbero essere garantiti dal produttore (ma quante volte
noi abbiamo effettuato un controllo random?)
Un dato molto rilevante che si riscontra è la vasta diffusione
delluso di chelanti del fosforo a base di alluminio. Oltre il 33% dei
pazienti nei centri che hanno risposto al questionario assume per almeno
sei mesi idrossido dalluminio. La persistente diffusione
dellidrossido di alluminio è sicuramente dovuta alla sua efficacia
e al suo basso costo, i chelanti a base di sali di calcio non sono semplici
da gestire e cominciano ad essere pure essi imputati di promuovere ipercalcemia
con conseguenti gravi
effetti collaterali come le calcificazioni vascolari (12), i nuovi chelanti,
come il sevelamer presentano ancora un costo molto elevato. Se questo è
il quadro della situazione, appare indispensabile un monitoraggio accurato
dei livelli sierici dellalluminio nei pazienti, se non altro per
minimizzare gli effetti collaterali dei vari chelanti. Un recente studio
epidemiologico ha confermato lassociazione tra livelli sierici di alluminio
superiore a 20 m g/l e mortalità in dialisi
(13): la media dellalluminio sierico tra gli oltre 7000 pazienti coinvolti
nel survey è proprio leggermente superiore a 20
m g/l.
In conclusione, da questo studio non è possibile conoscere quale sia
effettivamente il grado di controllo dei livelli di alluminio nei liquidi
di dialisi e nel siero dei pazienti. Ci sono sicuramente dei problemi di
ordine informativo, potrebbe essere utile raccogliere e fornire ai Centri
dialisi pubblici e privati lelenco dei laboratori attrezzati ad eseguire
lesame e facenti parte di sistemi di controllo di qualità. Potrebbe
essere utile infine creare un database anonimo su web per segnalare i casi
di patologia da alluminio (nervosa od ossea), da utilizzare come "eventi
sentinella". Abbandonare o trascurare conoscenze già acquisite è
comunque sempre pericoloso e controproducente. Vale la pena ricordare in
conclusione un caso emblematico di alluminopatia da Maalox allo studio presso
il mio laboratorio in collaborazione con la Divisione di Nefrologia degli
Ospedali di Dolo (Venezia) e Venezia.
Bibliografia
Ballanti P, Wedard BM, Bonucci E. Frequency of adynamic bone disease and aluminium storage in Italian uraemic patients retrospective analysis of 1429 iliac cresr biopsies. Nephrol Dial Transplant 1996; 11: 663-667.
Tabella I
Frequenza annuale dei controlli di alluminio
|
N° Centri |
Frequenza |
Intervallo di confidenza 95% |
Siero |
61 |
1.4 |
0 2.6 |
Acqua di rete |
40 |
1.9 |
0 5.6 |
Acqua trattata |
53 |
2.3 |
0 6 |
Soluzioni per dialisi |
21 |
1.2 |
0 3.4 |
LANTHANUM ATTACHED FILE
( from the Study Group "Trace Elements, Environment and Uremia"
of the Italian Society of Nephrology)
Summary of key points resulting from scientific literature devoted to
Lanthanum bioavailability
Gastrointestinal absorption
Animals:
( Not uremic): 0.01% of the administered dose reached the systemic circulation
General population:
In healthy males aged 22-50 years less than 0.001% of the Lanthanum dose
was absorbed into the systemic circulation when the drug was given with food
The rate of lanthanum absorption was relatively slow, with peak levels occurring
12 hours after the first dose. Lanthanum did not accumulate in the blood-
serum levels remained relatively constant over 72 hours
Serum level of lanthanum ranged from below detectable limits ( 0.01-0.05
ng/g ) to 4.1 ng/g (why "g" ???) ( there is a discrepancy between data
reported in text an figures ( J. Steward, N. Frazer)
Serum level s of lanthanum in the treatment group was statistically higher
than the levels in the placebo groups ( p<0.05 ) but they remained clinically
insignificant
( this sentence cannot reassure ,no more could be assumed as "safety proof"
because the fact that a 10 times increase in a "trace element" concentration
remains clinically insignificant for some weeks cannot absolutely guarantee
on the absence of subtle to overt clinically significant symptoms after years
of treatment in people without renal function)
Uremic patients:
Blood lanthanum levels after 4 weeks of treatment ( 375 to 3000 mg/day) were
slightly increased from baseline (0.014 to 0.030 ng/mL to 0.346 to 0-776
ng/mL.
In another study, after 6 weeks of Lanthanum carbonate treatment ( 225 to
2259 mg/day) plasma Lanthanum levels increased in a dose dependent
fashion ( 0.23± 0.23 ng/ ml for dosing
of 225 mg/day , 0.80± 1.18 ng/ml for 675
mg/day, 0.48 ± 0.43 ng/ml for 1350 mg/day,
1.16± 1.91ng/ml for 2250 mg/day , as compared
to placebo groups ( 0.10 ± 0.91ng/ml).
Also the incidence of reported adverse effects suggested a dose-response
relationships ( 67% of side effects in the group receiving 3000 mg of Lanthanum
Carbonate)
Pharmacokinetics
General population and uremic patients.
Mean pharmacokinetics parameters derived from short-term studies showed that
both AUC and C max were greater in patients with renal failure
than in healthy individuals. With Lanthanum carbonate single dose (1g) AUC
was 1.123 in healthy subjects versus 3.09 and 6.622 in uremic people before
and after dialysis . With Lanthanum carbonate multiple dose ( 1g t.i.d) AUC
was 10.953 in healthy subjects versus 31.049 in dialysis patients .
Contemporarily, C max increased from 0.179 to 0.296 and 0.559
( single dose) and from 0.424 to 1.055 ( multiple dose) respectively.
(Do the authors think, really, that the lack of statistical significance
( p0.184) lessen the clinical meaning of an exposure which is at least three
times increased in uremic people? The explanation recalling dialysis-related
events to justify the increased AUC is not clearly understandable)
In a previous study published on 1997 ( EDTA Abstract Book, Geneva September
21-24) it was written that after ingestion of Lanthanum Carbonate , there
was no significant absorption over baseline at any dose , so that no
pharmacokinetics parameters for lanthanum could be derived.
( It is surprisingly, because it is not clear what is changed. Why in
more recent studies, an absorption small absorption has been admitted and
pharmacokinectics parameters for Lanthanum can be derived? Is it a problem
of sensitivity of detection? or what? Have we wait for another increase in
detection in next years?)
Lanthanum in tissue
Animals.
The scientific documents available only report that Lanthanum mainly accumulate
n liver and bone, without other details.
In uremic rats, it has been demonstrated that lanthanum carbonate administration
eventually leaded to bone mineralization defects: increased osteoid area,
decreased bone formation rate. Subsequent experimental studies suggest that
this effect might be due to phosphate depletion and not to a direct toxicity
of Lanthanum on bone metabolism. In fact, bone histomorphometry parameters
did not show signs of impaired bone mineralization in uremic rats on chronic
treatment with Lanthanum carbonate only if they also assumed phosphate
supplementation.
(Obviously, this result is not satisfactory nor reassuring or encouraging
at all, because phosphate supplementation would not be a possible suggestion
for uremic patients to overwhelm negative effects of Lanthanum carbonate
on bone metabolism)
Human.
No data are available about tissue accumulation in humans except for bone
. After 1 year of treatment with Lanthanum carbonate in ureic patients on
dialysis , bone lanthanum levels "did not exceeds
6m g/g wet weight" ( the only sentence found in
the text).
(Surprisingly, being bone biopsy available also at the beginning of the study
, no data are reported concerning Lanthanum concentration in bone biopsy
before Lanthanum supplementation. Does it mean that it was undetectable before
Lanthanum treatment? And from what knowledge does the statement ensue that
bone concentration not exceeding 6m g/g wet weight
after 1 years guarantee the absence of further accumulation over time and
potential damage? Furthermore, data on serum phosphate concentration in these
patients are lacking. Were these values really acceptably lowered? )
Lanthanum and blood-brain barrier
Animals. Only one report citing previous studies in which Lanthanum was
not found in brain of not uremic animals treated with Lanthanum carbonate
is available.
Healthy population and uremic patients. No data are available about tissue
accumulation in humans except for bone.
( Surprisingly, however, sentences stating that the safety profile of Lanthanum
carbonate include the lack of risk of accumulation in brain because to the
inability of crossing the blood-brain barrier are very often found in the
scientific literature available. Are these sentence only based on the previous
synthetic citation concerning one study in normal animals? )
-Prof F Locatelli , Responsible in chief of the Italian
and European Society of Nephrology
-Dr Stephen Damment, Director Pre-Clinical Sciences Shire Pharmaceutical
Development LtD
-Nicole Laudignon Medical Director Europe Shire International
-FDA
-EU Reference Member State
Dear Sir
Following the recent Advisory Panel meeting in Firenze on Lanthanum carbonate
, and after a careful examination of scientific papers kindly supplied from
Shire Pharmaceticals, I feel, on behalf of the Study Group " Trace Elements,
Environment and Uremia" of the Italian Society of Nephrology, we must suggest
a great caution in using Lanthanum carbonate as phosphate binders in dialysis
patients.
In fact, after the review of the scientific available material and the opinion
of the Chemistry experts of the University of Turin skilled on Lanthanum
bioavailability and toxicity , we conclude that the safety of Lanthanum Carbonate
in uremic people is still not guaranteed enough.
In the attached document there is the element list on which this judgement
is based; it derives from:
The Aluminium catastrophic story has taught many things, first of all not
to trust in potentially toxic trace elements on the hypothesis (not
shown) of a "negligible" absorption. What does
"negligible" mean? When absorption takes place, risks of toxicity do exist,
if the absorbed element is toxic and Lanthanum is (highly?) toxic.
How can we forecast subtle to overt clinical relevance of Lanthanum "negligibly"
absorbed for many years when only some weeks of oral supplementation allow
many times increase in Lanthanum plasma and bone concentration? Where Lanthanum
will be deposited other than in bone? And what's about the fate of
gastrointestinal cells? Also for Aluminium, first papers claimed that an
intestinal absorption of 1 to 2% was marginal.
Nevertheless, it was not the case.
A salt with a phosphate binding capacity greater than 97% is absolutely
attractive for the treatment of hyperposphatemia in uremic patients, and
Lanthanum carbonate is an effective phosphate binder with a proven efficacy
profile for short-term administration. Furthermore, we are aware that Lanthanum
has been proposed as therapy for osteoporosis, and also that Lanthanum deficiency
has been implicated in chronic fatigue syndrome . However, we have to beware
of toxic trace elements even bearing gifts.
We strongly suggest that the safety profile of Lanthanum carbonate will be
completed before that Organisms responsible for the patient health protection
(as the Italian Society of Neprology) accept to use it in clinical studies.
In particular, as it has been written some years ago from the present President
of the Italian Society of Nephrology "issues about the actual degree of
intestinal absorption of Lanthanum and its safety, concerning hypothetical
long-term accumulation in tissues as was observed for aluminium have still
to be completely addressed "
To help in elucidating these issues, further studies are requested mainly
regarding:
a) Lanthanum-phosphate equilibria under physiological conditions to assess
the actual extent to which meals, other drugs and pH changes can influence
Lanthanum bio-availability. Also if Lanthanum phosphate is not expected to
induce absorption of high amounts of Lanthanum when administered by itself,
as Lanthanum bio-availability depends on the solubility of the salt ingested
as well as on the physicochemical properties of the lanthanum soluble complexes
formed in the gastro-intestinal fluid, this result may no longer apply in
the presence of some food, whose various acidic components are likely to
modify the involved chemical equilibria or rising blood and gastrointestinal
phosphate concentration (for Aluminium, for instance, the estimated absorption
was 8 and 50 times higher in the presence of antacids containing citric acid
or with a series of dietary acids -namely malic, oxalic, tartaric, succinic,
aspartic and glutamic acids -commonly present in foods, than when taken with
water).
b) Speciation studies are needed in order to understand what stems from Lanthanum
better capacity to resist dissolution and avoid absorption.
c) In vitro and experimental studies evaluating the fate of Lanthanum carbonate
in the presence of high phosphate concentration (as it occurs in the gut
of uremic people) for that concerns internalisation into epithelial cells
of the gastro-intestinal tract .
d) In vitro and experimental studies evaluating the capability of Lanthanum
of crossing the blood-brain barrier in an uremic setting.
In the last letter , Shire Pharmaceuticals wrote that FDA and the EU Reference member State asked for additional data and analysis to address a number of remaining questions, mainly concerning consequences of cell long-term exposure to Lanthanum. We completely agree, and strongly suggest to the Italian Society of Nephrology of waiting for more convincing results- mainly coming from in vitro and experimental studies- before accepting to use Lanthanum carbonate for clinical studies in uremic patients.
Caterina Canavese, MD
Department of Internal Medicine, Section Nephrology of the University of
Torino on behalf of the Study Group "Trace Elements, Environment and Uremia"
of the Italian Society of Nephrology)
Zatta P., Lucchini R., S. Van Rensburg, A. Taylor (2003) Aluminum, manganese and zinc in neurodegenerative diseases. Brain Res. Bull. 2003 (In press).
Bibliografia minima sulla nutrizione parenterale ed i rischi della
tossicità